Chi è on line?

 4 visitatori online

Guarda i nostri filmati!!!

Per poter vedere tutti i nostri filmati registrati subito!

Cerca nel sito...

Sòcoli o tòfo da pescatore

Tòfò, voce ant. ma che tuttavia sussiste ai Chioggiotti e vuol dire zoccolo, cioè quel zoccolo di legno con tomaio di pelle, di cui i pescatori si servono tanto alla pesca quanto ancora al banco nelle pescherie (G.Boerio) Cfr. sòcoli, pantofole.

Ci è sembrato doveroso descrivere la vita che si svolgeva a bordo dei bragozzi, la navigazione a vela, la pesca e le tradizioni legate al mondo dei pescatori. Ai tempi attuali risulta impossibile trattare tali notizie rilevate da testimonianze dirette con i protagonisti, quindi ci affideremo alla descrizione di quanto è stato scritto nei testi dell’epoca per gli argomenti relativi al mondo peschereccio di fine ‘800 trattati diffusamente nei manoscritti del Marella.

Il bragozzo grande aveva tre uomini e un mozzo, quelli più piccoli due uomini. In genere erano legati da vincoli di parentela, vi potevano essere padri e figli o fratelli ecc. C’era el paron, quasi sempre proprietario dell’imbarcazione e comunque responsabile e comandante, due altri pescatori i òmeni imbarcai , e il morè, il mozzo di bordo. Il pescatore chioggiotto aveva una propria livrea che lo rendeva riconoscibile e ricercato dai pittori di genere e dai fotografi a caccia di immagini << pittoresche>>.

La tenuta era costituita da una camicia in felpa o di fustagno con il collo a ristagna, calzoni trattenuti da un pezzo di corda a mo di cintura, calze di rassa (pesante tessuto di lana) che arrivavano fino al ginocchio trattenute da due stringhe. Gli immancabili zoccoli di legno con la tomaia di cuoio ricoperti da delle specie di ghette di grossa tela pitturata per proteggersi dagli spruzzi dell’acqua. Questi zoccoli erano costruiti con la suola molto alta, di forma praticamente ovale senza la caratteristica sagomatura della scarpa, di legno dolce per non scivolare sul ponte della barca e, con la tomaia di cuoio inchiodata tutt’attorno. Il capo era coperto da una specie di berretto frigio di lana rossa o anche un fez con fiocco dello stesso colore. In inverno usavano come protezione un cappotto con cappuccio detto cappotto de salonìcio di stoffa ruvida e pesante, simile all’attuale “montgomery”. C’era anche la iseràda, un cappotto con cappuccio di tela impregnata con olio di lino in modo da renderla impermeabile. Dentro la cassa da mar o da drapi tenevano anche i vestiti da tèra batèlo , quelli cioè da usare quando scendevano dalla barca nei porti di scalo; erano un po più dignitosi e al posto dei pesanti zoccoli ne avevano di più leggeri con la suola sempre di legno ma sagomata con tacco. A completare l’abbigliamento c’era l’immancabile pipa chioggiotta ., non si trovava un pescatore che non ne avesse una tra i denti. Questa la sintesi di quanto ci viene tramandato dai manoscritti sui pescatori chioggiotti che non è dissimile a quanto in uso nelle genti di mare della costa marchigiana-romagnola. Sicuramente con le proprie tipiche cadenze dialettali, ma in sostanza era un abbigliamento semplice e in genere molto simile a quello della gente di campagna.

 
RocketTheme Joomla Templates

Joomla - Realizzazione siti web